Il Concetto di BRICS

Il concetto di BRIC

BRICS è un acronimo, utilizzato in economia internazionale, che individua cinque paesi (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) accomunati da alcune caratteristiche simili, tra le quali: la condizione di economie in via di sviluppo, una popolazione numerosa, un vasto territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e sono stati caratterizzati, nell’ultimo decennio, da una forte crescita del PIL e della quota nel commercio mondiale.

E’ stato l’analista Jim O’Neill, a fine 2001, ad identificare, in un documento redatto per la Banca di investimenti Goldman Sachs, un nuovo aggregato geoeconomico sulla base di queste caratteristiche comuni. I paesi presi inizialmente in considerazione erano: il Brasile, la Russia, l’India e la Cina. Secondo O’Neill queste nazioni avrebbero verosimilmente dominato l’economia mondiale del secolo appena iniziato e risultava dunque necessario inglobarle nell’economia mondiale egemonizzata dal sistema occidentale.

I paesi del BRICS comprendono oggi oltre il 42% della popolazione mondiale, il 25% della totale estensione della Terra, il 20% del PIL mondiale, e circa il 16% del commercio internazionale.

Deoccidentalizzazione?

Come scrive Pierre Haski su Internazionale, siamo di fronte non tanto a un esempio di “deoccidentalizzazione del mondo” ma alla fine dell’egemonia occidentale e alla perdita di influenza in campo economico, geopolitico e demografico del blocco euroatlantico. E l’espansione della produzione nei paesi Brics sta avendo un impatto importante sulla catena di approvvigionamento globale.

Questi paesi sono importanti fornitori di beni per il resto del mondo e da tempo ciò ha portato a un cambiamento nella catena di approvvigionamento globale, con più beni fabbricati nei paesi Brics e poi spediti in altre parti del mondo. Lo sviluppo della catena di approvvigionamento Brics sta anche portando allo sviluppo di nuove reti e tecnologie logistiche e con l’allargamento è legittimo aspettarsi che questa componente andrà a rafforzarsi. Tuttavia, rispetto al passato questa integrazione interna porterà probabilmente a un maggiore vantaggio dei Paesi membri rispetto a quanto possa portarne il loro sviluppo a partner che hanno con loro rapporti bilaterali.

Nonostante le sfide, l’ascesa dei Brics può essere considerata anche uno sviluppo positivo per le industrie manifatturiere e della catena di approvvigionamento. Questi paesi stanno fornendo nuovi mercati per le imprese e nuove opportunità di crescita, e temerne l’influenza potrebbe essere controproducente e portare a compattare Paesi molto diversi e dagli interessi divergenti che vi partecipano in funzione anti-occidentale. Le aziende che saranno in grado di affrontare con successo le sfide nei paesi Brics saranno ben posizionate per beneficiare della crescita di queste economie nel prossimo futuro e per gli equilibri internazionali farà la differenza il grado di ascolto e cooperazione tra le economie dominanti e quei Paesi che richiedono di essere trattati da pari nello scacchiere internazionale.

L’imperativo rispetto al rapporto tra i Paesi del G7 e i Brics è evitare confronti che possano sfociare in conflitti che metterebbero a dura prova gli equilibri internazionali e le catene di approvvigionamento globali. Uno scenario che potrebbe essere molto più grave delle conseguenze vissute a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina e delle conseguenti sanzioni.

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